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Elio De Capitani (Taleggio, 1953)
Del teatro ho fatto tutti i mestieri: il facchino, il tecnico, l'amministratore, l'organizzatore, l'attacchino, l'attore per dieci anni poi anche il regista per quasi trenta. Di necessità virtù. Se penso ai cinquanta e più spettacoli che ho fatto in questi anni, ma soprattutto se penso alla passione, alla tenacia, all'energia, allo studio, al pensiero e a tutta la vita che ci ho messo, mi viene un sorriso bello sghembo a dire che il teatro non è stata la mia vocazione ma un caso. La mia vita è andata così: avevo quindici anni quando è arrivato il 1968. Ho smesso di leggere, la mia grande passione fino ad allora. Ho cominciato a scrivere manifesti, volantini. Poi a parlare alle assemblee. È stato bello, soprattutto all'inizio. Se sono diventato quel che sono so di doverlo anche a quegli anni, nel bene e nel male. Ma ancora oggi mi trovo a disagio con chi li rimpiange. Un giorno, a uno spettacolo, ho visto un'attrice. Lo spettacolo non lo capivo, dell'attrice mi innamorai. Lì è iniziata la mia vita attuale ed anche il mio lavoro attuale, confusi come mai avrei sperato. L'attrice era Cristina Crippa, è mia moglie. Sopra l'ingresso della casa dove lei è nata e dove abitiamo c'è un motto quasi illeggibile: In arte virtus et vita. Infatti. Nell'ottobre del '90 è nato Lucio, nostro figlio. La compagnia era il Teatro dell'Elfo, ancora oggi la mia tribù."Per il resto della mia vita nell'arte, date un occhio qui: ELIO DE CAPITANI
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